OTTAVIO TOMASINI
“La forma è il vuoto, il vuoto è la forma”, afferma il Sutra del cuore, uno dei più noti e antichi testi buddhisti. L’essenza di tutte le cose è il vuoto.
“Proprio come non può esistere alcun suono senza il silenzio, niente può esistere senza il nulla, senza lo spazio vuoto che gli sta attorno.”
E’ interessante osservare quindi i lavori qui esposti da Ottavio Tomasini, anche e soprattutto alla luce di questo spunto riflessivo. Opere, dove il soggetto umano si trova a prendere un senso, una specificazione anche e soprattutto grazie a ciò che lo circonda e viceversa.
Sono necessari almeno due punti di riferimento perchè nascano distanza e spazio.
Lo spazio nasce nel momento in cui l’Uno diventa due, e quando “due” diventano “diecimila cose” .
Il denominatore comune, il nesso quindi (sempre che sia necessario ricercarlo) di queste fotografie può essere ricercato nella volontà del fotografo di investigare quel elemento umano apparentemente estraneo e straniante, quasi goffo e scomposto rispetto alla perfezione geometrica della natura che finisce in realtà per dare misura e proporzioni di scala al reale.
Basta guardare meglio e cercare e cercarsi e nell’immensità di boschi canadesi ritroviamo il riferimento: un piccolo ciclista giallo che pedala nella neve, una pescatrice che da misura a un quadrato di azzurro e pioggia che può non avere confini, una fanciulla che si sistema la scarpa come modulor in relazione a una quinta di cemento.
Nei suoi lavori si legge la sua storia, una storia consolidata di fotografo professionista e la storia più personale di viaggiatore ed esploratore instancabile.
La luce è l’elemento chiave della produzione di Tomasini sia essa organizzata e costruita artificialmente in studio sia quando viene catturata nello spazio e nel tempo come se le coincidenze potessero esistere.
E’ il senso tecnico e concettuale di ogni immagine che trova rappresentazione e in questi lavori incontra l’energia dell’azione, i chilometri percorsi al gelo o sotto sole cocente.
La natura nel suo essere somma di elementi che si moltiplicano diventa lo spazio nel quale l’azione può avere compimento e poco importa se la forza del movimento è esplicita e macroscopica come nel pescatore catturato nel lancio della rete o minima e involontaria quanto il movimento della testa dell’unico spettatore a teatro.










